Fu a Stabia che Plinio il Vecchio perse la vita, nel tentativo di soccorrere con le sue navi l’amico Pomponiano, dopo che gli era stato impossibile lo sbarco ad Ercolano. Ne abbiamo una vivida testimonianza diretta nella lettera scritta allo storico Tacito dal nipote, Plinio il Giovane:
“Già la cenere cadeva sulle navi, tanto più calda e densa quanto più si avvicinavano. Cadevano anche pomici e ciottoli neri, cotti e frantumati dal fuoco. All’ improvviso si aprì una secca nel mare e la spiaggia apparve inaccessibile per i massi proiettati dal monte. Esitò un momento ma, al pilota che gli suggerisce di rientrare, grida: “La fortuna aiuta gli audaci, punta verso la casa di Pomponiano!”.
Questi viveva a Stabia, dall’altra parte del golfo. Lì Pomponiano aveva già fatto caricare sulle navi i suoi bagagli ed era pronto a salpare, non appena si fosse placato il vento contrario. Per mio zio, invece, il vento soffiava propizio e riuscì a sbarcare. Abbracciò l’ amico trepidante, lo consolò, gli diede coraggio. Per calmarne la paura, si fece accompagnare al bagno con atteggiamento rassicurante. Dopo il bagno si pose a tavola per la cena. Era lieto o fingeva di esserlo. Frattanto dal Vesuvio rilucevano dappertutto grandi incendi ed alte colonne di fuoco.
Il bagliore sembrava più intenso nelle tenebre della notte. Per mitigare il terrore dei presenti, ripeteva che i contadini in fuga avevano non avevano spento i fuochi nei cascinali abbandonati. Dopo andò a riposare e riposò veramente di un sonno profondo. Il respiro pesante e fragoroso che proveniva dal suo corpo massiccio, veniva udito da quelli che sorvegliavano la porta del suo appartamento. Fu però svegliato, perchè nel cortile dinanzi al suo appartamento si era già accumulata tanta cenere e lapillo, che se avesse ancora indugiato nella stanza, non ne sarebbe più uscito. Si ricongiunse a Pomponiano e agli altri che non erano riusciti a prendere sonno. Discussero tra loro se fosse più opportuno restare nell’abitazione o all’aperto. La casa infatti vacillava sotto le frequenti scosse di violenti terremoti ... Posero dei guanciali sul capo e li legarono stretti con dei teli per proteggersi dalla pioggia dei lapilli ... Deliberarono di raggiungere la spiaggia e vedere se mai il mare consentisse la fuga. Il mare era mosso e continuava ad essere contrario.
Stese un telo sulla spiaggia e vi si sdraiò. Per un paio di volte chiese aqua fredda e la bevve avidamente. Lo destarono le fiamme e un intenso odore di zolfo ... Si alzò con l’aiuto di due schiavi, ma stramazzò subito al suolo, perchè il respiro gli fu impedito da un fumo denso, occludendogli la gola, che egli aveva per natura debole, stretta e facilmente infiammabile. Quando si fece giorno - il terzo dall’ultimo che aveva visto - il suo corpo fu rinvenuto intatto, coperto dall’ultima tunica che aveva indossata: sembrava più uno che si era addormentato che un vero defunto ...”
Il Vesuvio Il vulcano misura in altezza m 1.277. Il cratere è di forma ellittica ed è largo m 550 x 650, la sua profondità invece è di m 330. Il rettangolo di base misura Km 10 x 8. La “camera magmatica” potrebbe essere posta a Km 5 di profondità. Il Vesuvio è un vulcano a due cime, delle quali il Monte Somma rappresenta quanto rimane dell’ antico cratere (“caldera”) mentre il Vesuvio la parte recente. |