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Città di Castellammare di Stabia

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Stabiae : Vita all'ombra di un vulcano


Le ville

Stabia fu famosa già nell’antichità per la salubrità dell’aria e la presenza di sorgenti minerali, delle quali riferiscono Plinio il Vecchio (I secolo d.C.), Columella (I secolo d.C.) ed il medico Galeno (II secolo d.C.).
Tali condizioni associate alla bellezza del paesaggio dovettero spingere la ricca società romana e campana a costruirsi delle ville panoramiche a Stabia, come del resto è avvenuto fino agli inizi di questo secolo. Cicerone scrive all’amico M. Mario, che possedeva una villa a Stabia, e si rammarica che egli sia costretto a sopportare le noie della città mentre l’amico si gode lo stupendo spettacolo del golfo: “purtuttavia non dubito che tu da quel tuo cubicolo dal quale ti sei fatto aprire una finestra panoramica sul porto di Stabia, abbia trascorso la mattinata ... gustando quello spettacolo incantevole”.

I monumenti archeologici più importanti sono costituiti appunto dalle lussuose ville romane di “otium” lungo il ciglio della collina di Varano, disposte lì per meglio godere il panorama del Golfo. L’accesso poteva avvenire sia dall’alto che dal basso, per cui il pendìo digradante verso il mare, era dotato di rampe, gallerie, ninfei decorati a mosaico ed ambienti di sosta, apparendo da lontano come un insieme architettonico dal grande effetto scenografico. Quelle più grandi sono la Villa di Arianna e la Villa di San Marco, ma se ne sono individuate ad oggi ben sei. Nell’entroterra invece oltre 40 ville rustiche attestano un’occupazione capillare del territorio per lo sfruttamento intensivo della campagna, dove si produceva vino, olio, ortaggi e frutta.

Le ville furono già scavate dai Borboni negli anni 1749-1762 e 1775-1782. Gli scavatori borbonici trasferirono a Napoli la maggior parte dei dipinti figurati più belli e spesso quelli che lasciavano sul posto li danneggiavano di proposito a colpi di piccone al fine di scoraggiare i ladri. I sontuosi complessi furono riportati alla luce a partire dal 1950 grazie ad un appassionato studioso locale, Libero D’Orsi. La notizia della sensazionale riscoperta fece il giro del mondo e fra i visitatori illustri sopraggiunsero gli ex sovrani di Romania, i reali di Svezia, Margherita d’Austria e la Duchessa Elena d’Aosta.

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