La storia, lo sviluppo ed il destino di Stabia sono da sempre collegati all’abbondante ricchezza di acque. Esse discendono dal Monte Faito dispensando ben 20 milioni di litri al giorno. Il muro di fondo della “Fontana Grande” è in opera reticolata e testimonia la cura che delle sorgenti ebbero già i Romani.
“Fontibus et Stabiae celebres” (“per le sorgenti anche Stabia è famosa”) diceva Columella, uno scrittore del I secolo d.C. Plinio consiglia che “con l’acqua che nel territorio stabiano chiamano Dimidia si curino i calcoli” ... come non pensare all’ “acqua media” ?
Galeno nel II secolo d.C. cita Stabia come un efficace luogo di cura contro la tubercolosi per le sue acque e il suo latte.
La sicurezza del porto e la possibilità di rifornire facilmente di acqua le navi devono aver contribuito alla rinomanza del golfo di Castellammare come approdo sicuro e confortevole. Non è certo un caso che la sorgente che scaturisce a mare, la cosiddetta “Acqua della Madonna” continui ad essere soprannominata “l’acqua dei naviganti”.