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La Storia

[ Palazzo Reale ][ Cronologia ][ Come si presentava prima della ristrutturazione ][ Il progetto ][ Riferimenti legislativi e contrattuali ][ Aspetti tecnici ][ Il quadro economico ]

 

Secondo un’antica leggenda il Palagio di Casasana si riteneva fosse stato edificato da Carlo II d’Angiò, in virtù di una insperata guarigione ivi ottenuta. Ciò spiegherebbe l’origine del toponimo domus de loco sano, poi volgarizzato in Casasana e, infine, Quisisana.

Nei documenti della Cancelleria angioina compare già nel 1280 sotto Carlo I e in una novella del Decamerone riguardante proprio Carlo I la dimora reale viene citata da Boccaccio.

Durante il primo decennio del ‘300 la struttura va incontro ad una serie di ristrutturazioni e durante il corso di tutto il secolo molti membri della famiglia D’Angiò vi soggiorneranno per trascorrervi villeggiature, ma soprattutto periodi di convalescenza.

Le cronache, a partire da questo momento, segnalano un susseguirsi di guarigioni eccellenti che contribuiscono a tramandare e ad amplificare la fama di Quisisana.

Nel 1401, in seguito ad una violenta epidemia di peste, Ladislao di Durazzo si rifugia con la sua famiglia nel reale palazzo di Castellammare, luogo che rimase immune da ogni contagio.

Stessa storia si verifica nel 1420 sotto il regno di Giovanna II.

Tra il 1483 e il 1541 il palazzo passa di mano in mano affidato ora a questo o quel notabile.

Nel 1541 divenuta proprietà della famiglia Farnese insieme a tutto il feudo di Castellammare comincia il periodo di abbandono e degrado.

Non si hanno notizie rilevanti fino a quando nel 1734 Carlo III di Borbone salito sul trono di Napoli e Sicilia, porta in dote le proprietà di sua madre ultima discendente dei Farnese.
Tra queste anche il Casino di Quisisana, considerato il sito reale più antico del Regno.

Il palazzo è oggetto di ampliamenti e abbellimenti tra il 1758 e il 1764. Ulteriori lavori che finiscono nel 1790 ne impediscono per un paio d’anni l’uso alla famiglia reale.

L’edificio di quell’epoca era a pianta irregolare con appartamenti dislocati su due piani ai cui estremi vi erano due grandi loggiati.

Nel 1796, il parco interno alla villa aveva raggiunto una lussuosa sistemazione. A complemento d’arredo furono allestite quattro fontane (denominate, poi, le fontane del re), collocati sedili di marmo, statue e creati dei belvedere da dove si poteva vedere tutta la città di Napoli.

Durante il corso dei secoli il Casino Reale ospita reggenti, personaggi illustri e amici dei Borboni, confermando sempre la sua natura di luogo ameno e salutare. Francesco I amava particolarmente questo luogo dove spesso organizzava sfarzosi festeggiamenti durante i quali i viali del parco erano aperti al pubblico, e passava lunghi periodi a Castellammare godendo anche del suo mare.
Inevitabilmente il declino del palazzo reale di Quisisana ha inizio con la fine della dinastia borbonica.. Depredata dei suoi arredi a più riprese ad opera di briganti della zona, la reggia, o almeno quello che restava, entrava a far parte dei Beni Riservati della Corona di Casa Savoia.

Dopo una breve parentesi in cui il fabbricato fu destinato ad alloggiare i feriti durante e dopo l’ultima guerra d’Indipendenza, nel 1877 tutta la proprietà passò al demanio dello Stato.

E dopo la morte di Vittorio Emanuele II, con regio decreto di autorizzazione del 24 luglio 1878, il palazzo e la tenuta furono ceduti al Comune di Castellammare di Stabia.
Le proprietà immobili costituivano un totale di 49.400 mq. Oltre al palazzo, che con i suoi due piani e ammezzati, cappelle e due terrazze contava circa cento stanze, vi erano altri cespiti. Una cereria, il maneggio, due scuderie, due rimesse, due sellerie, una masseria, una casa colonica, una torre, una chiesa e vari alloggi per il personale. Il parco, invece, misurava 19.100 mq.

Con la caduta del Regno di Napoli, Castellammare, che nel frattempo era diventata una delle tappe del Grand Tour, pur avendo perso quei privilegi che le venivano dalla vicinanza alla capitale e dall’essere, appunto, un sito reale, continua a mantenere un turismo stagionale che trova sbocco soprattutto nelle cure termali.

Probabilmente l’idea di destinare ad uso di albergo l’ex Casina reale di Quisisana nacque in seguito alle svariate richieste pervenute al sindaco di Castellammare di poter prendere in fitto un “quartierino” proprio in questa villa. Come risulta da una guida di Castellammare del 1898, l’albergo prende il nome di “Hotel Margherita”, in omaggio forse alla regina d’Italia.

Ma, a quanto pare, non ebbe lunga vita se già nel 1902 risulta dismesso. Rimarrà in stato inattivo fino al 1923 quando per volere del sindaco Francesco Monti, il complesso che conta circa 200 camere, riapre i battenti con un nuovo nome: «Royal Hotel Quisisana». Fino ad allora, però, il fabbricato era servito per altri scopi. Sappiamo, infatti, che nelle estati del 1909 e 1910 ospitava il Collegio dell’Annunziatella di Napoli e che allo scoppio della Prima Guerra Mondiale era adibito ad ospedale militare e alloggio per il Corpo Reale Equipaggi.

Nel 1928 viene occupato dall’Istituto Superiore Agrario e nel 1931, finalmente, lo ritroviamo elencato nella Guida d’Italia del Touring Club come albergo di 1° ordine con 140 posti letto.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, nel 1940, viene nuovamente requisito dalle autorità militari come ospedale e tale sarà il suo utilizzo probabilmente fino alla fine della guerra.
L’albergo Royal Palace Hotel”chiuderà i battenti nella seconda metà degli anni ’60.

Dal 1960 in poi, la mancanza di qualsiasi forma di manutenzione e tutela, ha condotto il Palazzo in uno stato di decadimento avanzato che ci restituisce l’immagine di un complesso abbandonato e degradato in ogni suo aspetto.

Gli eventi sismici del novembre 1980 hanno dato, infine, il colpo di grazia al glorioso fabbricato.