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Natale Montillo

Castellammare di Stabia (5 maggio 1898-13 novembre 1965)
Regista, produttore, sceneggiatore, scenografo, attore e quant'altro si potesse fare lo avrebbe certamente fatto per una sensibilità d'animo che efficacemente ritraeva il mondo circostante per restituirne intatti i valori, le passioni e il dramma quotidiano della vita: tutto mosso da un'intelligenza sagace, perseverante e utilitarista , tipica di chi ha costruito il proprio genio senza mezzi d'istruzione e perciò fortemente intrisa del mondo reale.
Un vita dura. Fatta di circostanze dove battersi contro l'indigenza era regola giornaliera, la stessa vita che negli ultimi tempi gli aveva fatto raggiungere una invidiabile posizione ma, come lui soleva sottolineare, aveva avuto un inizio modestissimo, incline a compiere i lavori più disperati e essere protagonista di episodi a loro modo memorabili. Curioso fu quello che lo vide ritenuto disperso al termine della guerra 1915-1918. Tornato a casa nel '20 dalla prigionia germanica, trovò che il suo nome era stato inciso sulla lapide dei Caduti nell'Ara Pacis della Cattedrale.
Nel 1930 cominciò a interessarsi della cinematografia. La sua prima sala, il Cinema Corso, era un circolo ricreativo e nonostante la crisi, che a Castellammare di Stabia aveva provocato l'estinzione dei cinematografi, Montillo ne rilevò i locali con l'aiuto di un socio, impiantandovi il cinema. Nel 1931 tornò alla ribalta il Cinema Savoia (oggi Supercinema), dapprima sito in Villa Comunale e poi costruito ex-novo, al Corso Vittorio Emanuele. Nel 1934 quest'ultimo entrò in crisi, ed egli, privatosi del socio, lo rilevò in fitto fino all'anno successivo, passando poi ad acquistarlo nel 1937. L'anno dopo fu costruito il cinema Dopolavoro della Marina Militare (oggi Nazionale), mentre Montillo non conosceva soste, nell'organizzare spettacoli di rivista sugli stabilimenti balneari e alle Terme.
Cessate le ostilità del secondo conflitto mondiale, Castellammare di Stabia venne a disporre di un solo cinema, il Savoia, il cui nome fu cambiato in Supercinema. A Questo punto Montillo diede il via a un nuovo capitolo della sua carriera, quello dell'attività cinematografica nelle vesti di produttore, e, spesso, anche in quelle di attore, di regista, di sceneggiatore nonché di autore del commento musicale.
Il 1948 fu l'anno della sua partecipazione alla produzione di Madunnella. L'anno seguente seguì Calamita d'oro. In quel tempo fondò la S.A.P. Film, la sua casa di produzione, il cui acronimo significava: SOCIETA' ARTISTI PARTENOPEI.
Nel '50 realizzò Napoli eterna canzone e nel '51 Luna rossa.
Nel 1952, fu la volta di Rosalba la fanciulla di Pompei; nel 1953 realizzò Balocchi e profumi, costruendo subito dopo, con i proventi della produzione, il Cinema Teatro Montil. Inaugurato nel 1954, con i suoi 2000 posti si poneva tra le più importanti sale del Meridione. Per le innovazioni tecniche ed architettoniche il progetto del prof. Amodio poteva competere con quanto di più moderno l'ingegneria potesse suggerire (primo cinema in Italia ad avere un loggione di grandi dimensioni costruito in una sola campata senza l' ausilio di pilastri o colonne).
In quegli anni vi furono ospitati i maggiori complessi di rivista italiani. Arrivarono volti famosi dello spettacolo ed altri che lo sarebbero diventati: Macario, Vianello, Taranto, Giuffré ed altri ancora calcarono le scene del Montil. Nel '57 Montillo diede luogo alla sua ultima produzione con il film La sposa