Come riferito in premessa, le prescrizioni impartite dalla Soprintendenza per i BB. AA. di Napoli con nota del 5/12/1997 prot. n. 41931 e riconfermate in sede di Conferenza dei Servizi, nonché l’aggravarsi dello stato di deperimento del monumento, causato dal lungo periodo intercorso tra la stesura dell’originario progetto (1997) e la esecuzione degli interventi di consolidamento e di restauro, hanno determinato la necessità:
a) di introdurre varianti tecniche particolarmente incisive, finalizzate alla salvaguardia del bene e giustificate dalla evoluzione dei criteri della disciplina dell’appalto, in assonanza all’art. 10 del D. Lgs. 30/04;
b) di prevedere opere complementari, necessarie alla realizzazione dell’intervento, le quali non possono essere separate dall’esecuzione dell’appalto iniziale senza gravi inconvenienti tecnici ed economici per l’Amministrazione o quantunque separabili, sono strettamente necessarie al suo perfezionamento, e ciò in assonanza all’art. 7, comma 4, del D. Lgs. 30/04.
Più precisamente:
A) Le varianti tecniche introdotte per effetto di quanto su esposto, possono così sintetizzarsi:
1. Pulizia aree
(rif. categorie: Opere di demolizione)
Al fine di consentire i primi interventi di messa in sicurezza, si è reso necessario procedere alla pulizia generale delle aree esterne ed allo sgombero dei locali dai materiali di crollo. Inoltre si reso necessario procedere alla esecuzione di opere provvisionali finalizzate ad escludere il crollo lungo la Via Grottelle, in condizioni statiche precarie.
Dette lavorazioni, non previste nel progetto originario, erano finalizzate a rendere accessibile il monumento per la fase di accantieramento e per consentire una prima “lettura” del suo stato di degrado, per poi procedere alle operazioni di rilievo.
Detti interventi sono stati effettuati parte “in economia” e parte “a misura”.
2. Sottofondazioni al corpo “C”
(rif. categorie: Opere di demolizione, Opere murarie, Ponteggi)
Come riferito nelle premesse, all’atto dell’accesso nel fabbricato è risultato che le condizioni di degrado delle fabbriche erano notevolmente peggiorate rispetto a quelle riscontrate in sede di redazione dell’iniziale progetto dell’anno 1997; pertanto, sia per motivi di sicurezza (D. Lgs. 494/96 e succ.), sia per preservare le strutture preesistenti ancora in condizioni di poter essere restaurate, è stato redatto un “Progetto di Messa in Sicurezza” che prevedeva le seguenti lavorazioni:
Il suddetto progetto è stato sottoposto alla preventiva approvazione della Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.D. di Napoli e dalla stessa approvato in data 11.02.2003, per poi far parte della Perizia di Variante e Suppletiva oggetto della determinazione n. 83 del 18/07/2003 del Dirigente del Settore Urbanistica.
3. Locali tecnologici
(rif. categorie: Opere di demolizione, Opere murarie, Ponteggi)
I locali tecnologici sono stati oggetto di apposita variante in relazione alla possibilità riscontrata di ridurre la loro dimensione, anche per quanto riguarda le dimensioni del cunicolo di collegamento con l’edificio monumentale.
Così pure, è stato possibile sostituire l’originaria paratia di pali armati del diametro di 800 mm. con una paratia di micropali del diametro di mm. 200.
Detto progetto fu sottoposto alla preventiva approvazione della Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.D. di Napoli in uno al progetto della sottofondazione del corpo “C” innanzi descritto, e dalla stessa approvato in data 11/02/03, per poi far parte della Perizia di Variante e Suppletiva oggetto della determinazione n. 83/2003 del Dirigente del Settore Urbanistica.
4. Opere strutturali
(rif. Categorie: Opere di demolizione, Opere Murarie, Massi ed impermeabilizzazioni)
In relazione alle prescrizioni impartite dalla Soprintendenza per i BB. AA. di Napoli con il parere prot. n. 41931 del 05/12/1997, ed in particolare alla richiesta di utilizzare una diversa metodologia per il consolidamento delle fabbriche, con l’impiego di tecniche che consentisse di preservare la monumentalità dell’edificio, si è proceduto ad una integrale rielaborazione del progetto strutturale, sulla scorta anche delle indicazioni del Prof. Ing. Renato Sparacio.
Negli incontri e nel corso dei sopralluoghi effettuati con i funzionari della Soprintendenza e, poi, con lo stesso Soprintendente, è stato, tra l’altro definito che:
Il rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni impartite dalla Soprintendenza sono risultate, conseguentemente, alquanto complesse e laboriose, atteso anche lo stato di fatiscenza dell’edificio.
Ove non è stato possibile adottare i criteri su esposti, si è proceduto, sempre di concerto con la Soprintendenza e su indicazioni del consulente strutturale prof. Ing. Sparacio, ad adottare materiali e tecniche innovative, quali fibre in materiale composito (fibre di carbonio e fibre di vetro).
Sempre sulla scorta delle indicazioni della Soprintendenza, il progetto rivisitato ha previsto la ricostruzione delle piattabande dei vani, con l’utilizzo di elementi lignei a struttura lamellare.
Più precisamente, i principali interventi adottati in variante per il consolidamento statico, possono così riassumersi:
Infine, è stato necessario apportare alcune modifiche , quali l’apertura e chiusura di vani per la compartimentazione e la razionalizzazione ed implementazione delle vie d’esodo, al fine di rispettare le prescrizioni impartite dal Comando dei VV. F. in sede di Conferenza dei Servizi, atteso le diverse destinazioni d’uso dei vari locali che compongono l’edificio monumentale (scuola, museo, sala conferenze, locali tecnologici).
Come riferito in premessa, la Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.D. di Napoli ha espresso il proprio parere favorevole alle soluzioni tecniche adottate con una serie di note man mano che le sono stati presentate le progettazioni per stralci.
Ugualmente il Comando dei VV.F. ha rilasciato il proprio nulla osta preventivo ai fini antincendio in data 10/03/2005 con nota prot. n. 154/05 prat. 113177.
5. Impianti di elevazione
(rif. categorie: Impianti in elevazione)
La presente perizia prevede l’adeguamento del progetto alla normativa vigente in materia di ascensori (D.P.R. 30.04.99 n. 162 e succ. D.P.R. 07.05.02 n. 129) in luogo della precedente normativa (D.P.R. 27.04.78 n. 384).
In particolare, i nuovi impianti proposti offrono migliori prestazioni in termini di:
L’impianto prescelto è stato quello che adotta la tecnologia cosiddetta “MonoSpace” .
L’impianto “MonoSpace”, oltre all’evidente, e non trascurabile, vantaggio di non impegnare alcuno spazio da adibire a locale macchine:
6. Impianti elettrici e speciali
(rif. categorie: Impianti elettrici e speciali)
La perizia ha previsto l’adeguamento degli impianti al nuovo DK5600 ENEL, prescrizione dell’ente distributore di energia elettrica, relativamente ai criteri di allacciamento alla rete MT, con la installazione di alcune apparecchiature all’interno della cabina di trasformazione, quali: relè di protezione, un soccorritore di cabina (UPS), nonché con l’adeguamento delle sezioni dei cavi di MT.
Nell’ambito di tale rivisitazione sono stati razionalizzati i carichi prioritari da alimentare tramite sorgente privilegiata (gruppo elettrogeno ed UPS), ricalcolando tutti i parametri e verificando le sezioni di tutte le linee principali derivate dal quadro generale di BT, per effetto della diversa distribuzione di potenza.
7. Pavimentazioni esterne
(rif. categorie: Pavimentazioni esterne)
A seguito della pulizia delle aree e della messa in sicurezza del cantiere, è stato possibile individuare la effettiva estensione delle aree esterne abbisognevoli di riconfigurazione e di pavimentazione, anche ai fini della scelta dei materiali da impiegare: lastricati di basoli, strade e sentieri in terra battuta.
B) Le lavorazioni complementari introdotte per effetto di quanto su esposto possono così sintetizzarsi:
8. Impianti termici
(rif. categorie: Impianti termici)
Si è reso necessario procedere allo adeguamento del progetto alle normative vigenti in materia di gas ecologici.
Le soluzioni adottate , conseguentemente, offrono migliori prestazioni in termini di:
In particolare, la variante prevede una diversa e più moderna centrale di produzione dei fluidi termici, con l’impiego di macchine “splittate”, per ovviare alle difficoltà di passaggio delle macchine, previste nel progetto, attraverso varchi esistenti non modificabili. Le macchine splittate, di minore ingombro, risultano, infatti, facilmente trasportabili sia in fase di costruzione che di eventuali future rimozioni. Adottare pompe di calore splittate consente, poi, un miglior dimensionamento delle superfici di scambio termico (più ampio), con possibilità di lavorare con flussi d’aria a bassa velocità, a beneficio della rumorosità complessiva e della durata dei componenti stessi. Inoltre, la possibilità di riunire le parti rumorose dell’impianto, soprattutto i compressori, in un unico ambiente di facile compartimentazione acustica contribuisce in maniera decisa a risolvere i problemi del rumore.
Si è, quindi, posta particolare attenzione al controllo dei risparmi energetici attraverso la scelta dei compressori per le macchine frigorifere, mirando ad ottenere, per il loro funzionamento, i massimi risparmi energetici: compressori a vite di più sicuro funzionamento (semplicità dei meccanismi) e di maggiore rendimento economico (risparmio energetico).
Risparmio energetico e silenziosità sono state raggiunte attraverso l’adozione di motori dei ventilatori centrifughi dei condensatori muniti di inverter: una elettronica di controllo è, infatti, in grado di pilotare, a mezzo di “inverter”, i motori dei ventilatori di condensazione, graduandone la velocità di rotazione in funzione delle reali esigenze di funzionamento.
La portata dei ventilatori, strettamente connessa alla rumorosità del sistema, sarà controllata e proporzionata al reale fabbisogno delle batterie. La massima velocità dei motori si verificherà solo in alcuni periodi dell’anno. I ventilatori invieranno ciascuno separatamente l’aria in un silenziatore per abbattere la potenza sonora.
E’ stata, inoltre, modificata la rete di alimentazione, eliminando saldature sottopavimento, riducendo il rischio di perdite a lavori edili ultimati. Ciò è indotto dall’impossibilità di eseguire prove a caldo delle tubazioni di alimentazione dei ventilconvettori prima della posa dei pavimenti.
Infatti, nel progetto del 1997 le reti di distribuzione dei fluidi termici ai ventilconvettori nei vari piani dei corpi erano state previste sottopavimento.
Il protocollo delle prove di collaudo delle reti di tubazioni prevede una prova a freddo (messa in pressione e verifica della tenuta) ed una successiva prova a caldo tastando il comportamento in relazione alle dilatazioni termiche.
Tenuto, però, conto che il fluido termico da utilizzare per le prove a caldo sarà disponibile solo a centrale completa e funzionante ed a cunicoli e relative tubazioni di convogliamento complete ed isolate termicamente, le opere edili potrebbero restare bloccate per lunghi mesi (realizzazione di massetti, pavimenti ecc…) in attesa del collaudo delle tubazioni.
Conseguentemente, si sono così riprogettate le reti di distribuzione, adottando il sistema dei collettori complanari. I collettori, incassati nella parte bassa delle pareti in scatole ispezionabili, sono alimentati dall’alto dal circuito di distribuzione con montante verticale incassata nella parete medesima. Il circuito principale di distribuzione che raggiunge tutti i collettori, sarà ubicato a soffitto del piano e mascherato opportunamente. Ciascun ventilconvettore è collegato con il collettore di competenza mediante tubazioni in rame coibentate. I tronchi di tubo annegati in massetto non presentano alcuna saldatura e i circuiti sono intercettabili sul collettore.
Nel caso di accidentale danneggiamento dei tubi è possibile intercettare il circuito e procedere alle opportune riparazioni. In tal modo potrà consentirsi di omettere le prove a caldo prima della esecuzione dei massetti e dei pavimenti.
Dette lavorazioni, classificabili tra quelle complementari al progetto originario, risultano assolutamente non separabili dal progetto originario senza gravi inconvenienti tecnici ed economici per l’Amministrazione, in quanto, diversamente, si dovrebbe procedere alla sospensione dei lavori principali, nell’attesa dello svolgimento della gara per le nuove lavorazioni.
9. Rete fognaria esterna
(rif. categorie: Opere di demolizione, Opere murarie, Impianti elettrici, Opere varie e finitura)
Nel progetto principale l’impianto di scarico asservito al complesso era diviso in impianto per la raccolta delle acque meteoriche e impianto per la raccolta delle acque nere.
Le acque meteoriche avevano recapito nell’antico canale esistente al margine della via Grottelle e convogliate verso il sottostante alveo del rivo S. Pietro.
Tenuto conto che all’epoca di esecuzione del progetto la intera zona collinare era sprovvista di fogne aventi recapito finale all’impianto di depurazione, fu prevista la realizzazione di impianto di depurazione con scarico degli effluenti depurati nello stesso alveo indicato per le acque meteoriche.
Nel corso degli anni si è avuta la messa in funzione dell’impianto di depurazione di Foce Sarno e l’attivazione del collettore consortile litoraneo, che allo stato è funzionate per la intera lunghezza ovvero fino all’inizio di via Duilio.
Tenuto conto di tale possibilità nel, corso dell’anno 2004, sono stati eseguiti del lavori di sistemazione delle fogne del centro antico, durante i quali l’antica fogna pluviale di via Quisisana, da decenni con funzionamento di fognatura mista, è stata deviata per le portate di magra ovvero per le portate fecali, nella fognatura di via Viviani, appositamente modificata a tale scopo, e da questa passando per via Pace e vico del Pesce, si è proceduto al collegamento con il collettore consortile litoraneo e quindi avviate le acque reflue della zona comprese quelle provenienti da via Quisisana, verso la depurazione.
A seguito dei lavori di cui innanzi la fognatura esistente sotto la via Quisisana può quindi essere usata legittimamente come recapito di scarichi fecali. La fognatura di via Quisisana ha origine nel parco di Quisisana ma presenta caratteristiche di fognatura urbana a partire dalla salita Quisisana altezza villa Angelina.
A questo punto i reflui prodotti nella reggia potevano essere addotti verso la depurazione portandoli alla fognatura di via Quisisana. Ciò risulta possibile realizzando una fogna di collegamento sotto viale Ippocastani oppure confluire alla stessa fogna in corrispondenza di via Sanità.
La seconda ipotesi prospettata risulta sicuramente più complessa ma presenta una serie di vantaggi che la fanno sicuramente preferire alla prima.
Il percorso che dalla reggia porta alla via Quisisana è costituito da via Maddalena, via S. Andrea, via Gavoscia, attraversamento della via Panoramica e via Sanità. Tale percorso è gia dotato di fognatura ex pluviale lungo le vie Maddalena e S.Andrea. La via Gavoscia allo stato risulta impraticabile, ed inoltre all’altezza dell’inizio di tale stradina, lato monte, i liquami provenienti da via S. Andrea affiorano e defluiscono a pelo libero verso la via Gavoscia. All’inizio di via Sanità si rileva la presenza di una fognatura proveniente molto probabilmente dalla stessa via Gavoscia e con recapito sulla stradina Villa Caia. Quanto rilevato fa ritenere che la fognatura di via S. Andrea raggiunga la via Sanità passando sotto la via Gavoscia e che allo stato tale fognatura non è funzionante. La via Sanità è sprovvista di fognatura.
La situazione innanzi descritta consente di ritenere che il percorso dalla reggia fino all’inizio di via Sanità è dotato di fognatura che sicuramente va sistemato e riqualificato e che si deve realizzare il tratto di fognatura sotto la via Sanità la cui lunghezza è simile a quella del viale Ippocastani.
Il percorso innanzi indicato comporta la realizzazione di un tratto di fognatura equivalente alla prima soluzione ipotizzata dovendo solo eseguire in più la sistemazione del primo tratto di fognatura; però comporta il vantaggio di avere un recapito a quota molto più bassa e quindi ridurre il sollevamento dei liquami, rendere disponibile per gli insediamenti posti lungo tutte le strade interessate di idonea fognatura fecale e quindi regolarizzare la situazione consente di eliminare la fuoriuscita di liquami all’inizio di via Gavoscia e che oltre a determinare situazioni igieniche gravi potrebbe portare conseguenze giudiziarie.
Per tutte le motivazioni di cui innanzi si è predisposto il progetto fognario di variante rispetto a quello del progetto originario con cui si prevede di realizzare una nuova fogna lungo la via Sanità, la pulizia di via Gavoscia, la sistemazione del tratto di fognatura che porta alla reggia alla via Sanità.
Dette lavorazioni, classificabili tra quelle complementari al progetto originario, risultano assolutamente non separabili dal progetto originario senza gravi inconvenienti tecnici ed economici per l’Amministrazione, in quanto, diversamente, si dovrebbe procedere alla sospensione dei lavori principali, nell’attesa dello svolgimento della gara per le nuove lavorazioni.
10. Indagini geognostiche e rilievi condotti fognari
Al fine di ottenere una migliore conoscenza del sottosuolo, in corrispondenza del corpo di fabbrica “corpo C” per il quale è stato necessario prevedere un intervento in sottofondazione, sono stati effettuati ulteriori sondaggi e prove. Inoltre, è stato eseguito un rilievo dei condotti fognari, sia per le acque bianche che per le acque nere, per una più approfondita conoscenza dei luoghi oggetto dell’intervento e per evitare eventuali interferenze con le operazioni di scavo previsti in progetto.
Dette lavorazioni, classificabili tra quelle complementari al progetto originario, risultavano in ogni caso assolutamente non separabili dal progetto originario senza gravi inconvenienti tecnici ed economici per l’Amministrazione, in quanto, diversamente, si sarebbe dovuto procedere alla sospensione dei lavori principali, nell’attesa dello svolgimento della gara per le nuove lavorazioni.
Dal che la scelta di affidare i lavori di che trattasi a trattativa privata alla stessa impresa aggiudicataria del contratto principale, agli stessi prezzi patti e condizioni, con determinazione n. 179 del 3/12/2002.
11. Scavi per indagini archeologiche
Alla luce dei primi rinvenimenti archeologici riscontrati durante le operazioni di scavo, al fine di non sospendere i lavori, sotto la sorveglianza e le indicazioni della Soprintendenza Archeologica di Pompei , sono stati affidati i lavori di che trattasi a trattativa privata alla stessa impresa aggiudicataria del contratto principale, agli stessi prezzi patti e condizioni, con determinazione n. 78 del 8/7/2003.
12. Ulteriori scavi per indagini archeologiche
Durante le operazioni di scavo per la realizzazione dei locali tecnologici interrati, nonché di quelle eseguite per la ricostruzione del porticato, sono state rinvenute “strutture murarie interrate preesistenti”.
I lavori di scavo archeologico si rendevano necessari per consentire gli approfondimenti e le indagini richieste dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei.
Dette lavorazioni, classificabili tra quelle complementari al progetto originario, risultavano in ogni caso assolutamente non separabili dal progetto originario senza gravi inconvenienti tecnici ed economici per l’Amministrazione, in quanto, diversamente, si sarebbe dovuto procedere alla sospensione dei lavori principali, nell’attesa dello svolgimento della gara per le nuove lavorazioni.
Dal che la scelta di affidare i lavori di che trattasi a trattativa privata alla stessa impresa aggiudicataria del contratto principale, agli stessi prezzi patti e condizioni, giusto Contratto del 4/10/2004 rep. n. 350.